Terapia ad Onde d’Urto Focali e Radiali

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giu
12

La Terapia ad Onde d’Urto consiste nel provocare, a livello di un tessuto o di un organo, impulsi d’elevata intensità, che, trasmettendosi nell’intima compagine cellulare, attraverso un meccanismo di risonanza, riducono flogosi locali e sintomatologia dolorosa, stimolano neoformazione di vasi sanguigni e riattivano processi riparativi.

Nata nella specialità urologica come terapia incruenta della calcolosi renale, la terapia  ad  onde d’urto si è poi diffusa nella specialità ortopedica, principalmente per la cura delle pseudartrosi, soprattutto del tipo ipertrofico e della periartrite scapolo-omerale calcifica. Si è poi sperimentato che i suoi effetti antalgici, osteoinduttivi e vascolari consentono il trattamento di numerose patologie tendinee.

Le indicazioni si possono così compendiare, suddividendole in due campi  principali di applicazione: tessuti molli e tessuti duri:

  1. Tessuti molli _ tendinite e tendinopatie  inserzionali in genere ed in particolare: epicondiliti, epitrocleiti, tendinite anche calcifica della spalla, del tendine di Achille, della fascia plantare, del pube.
  2. Tessuti duri _ periostiti reattive, periostiti da fratture da stress, coxartrosi, gonartrosi, rizoartrosi, sindrome di Sudeck, pseudartrosi.

Controindicazioni assolute a questi trattamenti:  gravidanza in corso, tumori nella zona da trattare , alterazioni della coagulazione ematica in trattamento con farmaci anticoagulanti, infezioni settiche in corso.

Controindicazioni relative: infiammazioni acute in atto, osteoporosi generalizzata. Opportuno consulto medico in Pazienti portatori di pace-maker o d’impianti cocleari o affetti da ischemia severa degli arti inferiori,  cardiopatie, epilessie.

La differenza tra onde d’urto focali e radiali è facilmente comprensibile se si tiene presente che un’onda d’urto possiede un punto focale di concentrazione della sua azione in cui è espressa la maggiore densità d’energia  pressoria.   Nelle onde d’urto focali questo punto è più profondo e concentrato, mentre in quelle radiali è più superficiale e più diffuso.

Quindi, a seconda delle differenti patologie ed in rapporto alla loro estensione, sarà possibile scegliere tra i due tipi di trattamento.

Onde d’urto focalizzate e radiali

Oltre alla distinzione delle onde d’urto in base al principio fisico utilizzato per la loro generazione è necessario soffermarsi su un’altra tipologia di “onde d’urto”, di recente diffusione: le onde d’urto radiali (o balistiche).

Nei sistemi ad onde d’urto balistiche  l’onda d’urto viene generata mediante uno speciale manipolo a forma di pistola la cui canna è chiusa all’estremità da un tappo metallico contro il quale viene lanciato, mediante aria compressa a 4-5 bar di pressione, un proiettile d’acciaio. Dalla collisione si genera un’onda d’urto che, attraverso il tappo metallico, si diffonde espandendosi radialmente nella cute e nel primo strato sottostante di tessuto.

Rispetto ai principi fisici “classici” utilizzati per la generazione delle onde d’urto (elettroidraulico, elettromagnetico e piezoelettrico), quello balistico non genera onde d’urto focalizzate e pertanto l’energia, non può essere concentrata alla profondità desiderata durante il trattamento, e si disperde radialmente attraverso la cute.

Con le onde d’urto focalizzate è possibile quindi regolare esattamente la profondita di penetrazione e focalizzare l’energia direttamente sull’area patologica da trattare. Questo è impossibile con le onde d’urto radiali che vengono utilizzate in genere per patologie molto superficiali. Le apparecchiature radiali richiedono inoltre un numero maggiore di onde d’urto e di ritrattamenti per la risoluzione di una patologia.

I sistemi balistici possono essere utilizzati da operatore non Medico (fisioterapisti) e vengono utilizzati soprattutto per la terapia del dolore. Le vere onde d’urto, quelle focalizzate sono invece di assoluta pertinenza medica e possono essere applicate solo da personale medico specializzato.

Analizzando l’onda d’urto da un punto di vista tecnico, si può riscontrare che si differenzia da altre onde acustiche utilizzate in medicina perché non è un’onda continua. Essa è infatti costituita da impulsi di intensità elevata distanziati tra loro nel tempo, tali da non produrre alcun effetto termico.

In Figura (1) si può vedere come per ogni singolo impulso si verifichi un rapidissimo aumento della pressione, si abbia un picco molto elevato dell’ordine di qualche centinaio di bar ( 1Mpa=10 bar ) e infine si abbia un decadimento della pressione fino a valori negativi.

Figura 1

Il fenomeno della cavitazione, caratteristico della terapia ad onde d’urto, è in stretta relazione con la forma degli impulsi appena illustrati.
Grazie al fatto che si ha una forte depressione che raggiunge valori negativi, i liquidi cominciano a suddividersi e i nuclei delle bolle che si formano tendono ad ingrandirsi. Le bolle così formate vengono poi investite a loro volta dalle altre onde d’urto con conseguenze che si possono paragonare ad un getto di liquido: è come se si avessero dei proiettili liquidi che vanno a colpire a seconda dei casi calcoli, calcificazioni, ecc.

I metodi di generazione delle onde d’urto sono diversi, i più utilizzati sono:

1) Elettroidraulico: si ha la generazione di un’onda d’urto mediante una scintilla che dà origine ad una carica elettrica all’interno di una camera contenente acqua, la quale evaporando forma l’onda d’urto che va a riflettersi sull’ellissoide che costituisce la parte posteriore della camera.
Un aspetto molto importante e caratteristico di questo metodo è la generazione di onde d’urto sferiche e non piane, come ad es. per il metodo di generazione elettromagnetico.
2) Elettromagnetico
: si ha la generazione di un’onda d’urto mediante una bobina che percorsa da corrente elettrica genera un campo magnetico il quale, a sua volta, provoca le vibrazioni di una membrana metallica subacquea. L’onda che si crea necessita di una lente di focalizzazione per poter essere direzionata (concentrata) in una zona ristretta.

3) Piezoelettrico: si ha la generazione di un’onda d’urto mediante una tensione elettrica applicata ai due lati di un elemento piezoelettrico.

Tutte le apparecchiature attualmente in commercio utilizzano uno di questi metodi di generazione, e tutte fanno convergere l’onda d’urto in modo da concentrare l’energia, per gli scopi per i quali sono stati concepiti.

è ovvio che ci siano delle differenze, anche sostanziali, tra le varie apparecchiature per la terapia ad onde d’urto attualmente in commercio. Esistono dunque dei parametri universalmente riconosciuti per caratterizzarle e dunque differenziarle.

Zona di terapia definisce la zona dove si può riscontrare un effetto terapeutico con la terapia ad onde d’urto. Per definire questa zona viene preso come riferimento una curva a pressione costante del valore 5 Mpa ( isobara ) che rappresenta appunto il minimo valore di pressione per avere un effetto terapeutico con le onde d’urto. La zona di terapia consiste nell’area racchiusa per l’appunto dall’isobara 5 Mpa.

Zona focale per definire adeguatamente questa zona, di fondamentale importanza nella valutazione di tutte le apparecchiature, vediamo quali sono i parametri che concorrono a definirla:

  1. Pressione = è definita come Forza diviso Area ed è generalmente espressa in unità di Mega Pascal o Bar. (1Mpa = 10 bars).
  2. Pressione di picco = punto di massima pressione che si riscontra al centro della zona di terapia.

-6 dB = rappresenta la curva a pressione costante (isobara) di valore pari al 50% della pressione di picco. 

Utilizzando questi parametri si può così arrivare a definire la zona focale e cioè la zona delimitata da valori di pressione maggiori del 50% della pressione di picco. Praticamente è l’area sottesa dalla curva a pressione costante (isobara) –6dB.

Essendo chiariti i punti comuni che diventano anche di confronto fra i vari sistemi, si riesce a valutare in modo chiaro le innovazioni che si sono via via susseguite nel tempo. Innovazioni che in definitiva hanno dei fini comuni, tra cui i più importanti dopo l’efficacia del trattamento sono senza dubbio relativi alla maggior tollerabilità da parte del paziente al dolore, specialmente quando si devono usare delle densità di energia medie o addirittura alte.

Per chiarire cosa si intenda con il termine densità di energia alta, anche per avere dei termini di paragone, si consideri che come riferimento per Alto Valore Energetico si intende una corrispondenza con una densità di energia pari a 0.28 mJ/mm2.

E’ in questo contesto che si va ad inserire nel vasto panorama delle apparecchiature ad onde d’urto un’innovazione che si basa essenzialmente sulla possibilità di avere una zona di terapia molto più ampia (circa 10 volte).

Essendo molto più estesa la zona di efficacia delle onde d’urto, si ha il notevole vantaggio di poter sopperire innanzitutto ai continui e incontrollati movimenti involontari del paziente. Movimenti provocati dal dolore a cui il paziente è soggetto durante tutto l’arco della seduta e che obbligano l’operatore ad un continuo controllo e ad un eventuale riposizionamento del soggetto in trattamento.

Infatti un’altra fondamentale miglioria introdotta da questa innovazione è il fatto che una zona di terapia e di fuoco così estesa, non convogliando un alta quantità di energia su un’area molto ristretta, rende molto più confortevole il trattamento. Si riesce così a trasmettere al paziente delle onde d’urto di media e alta energia con un dolore di bassa entità e soprattutto sopportabile; cosa assolutamente impensabile con sistemi ad onde d’urto molto focalizzati che sottopongono il paziente a livelli di dolore insopportabili già a valori medi di energia per tutto il tempo della seduta, che di norma si aggira sui 15-20 minuti.

Altro importante aspetto da prendere in considerazione consiste nella possibilità di fare a meno di un sistema di puntamento ecografico, che invece risulta necessario nella quasi totalità delle onde d’urto, poiché la zona di terapia risulta estremamente focalizzata. Al contrario, con una molto più estesa zona di terapia (che ovviamente comprenderà anche una molto più estesa zona focale), non si rende più necessario e indispensabile un sistema di puntamento, pur mantenendo l’efficacia del trattamento.
Un apparecchiatura che racchiude in sé queste innovazioni sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista medico, risulta di notevole importanza nelle patologie trattabili dalle apparecchiature che utilizzano la terapia ad onde d’urto. Terapia che deve comunque essere considerata come una valida alternativa al trattamento chirurgico vista la sua comprovata (anche se ancora in fase di studio, espansione e perfezionamento) utilità nella cura delle varie patologie prima citate.


Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono né da prescrizione né da consiglio medico.

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